Monte Vidon Corrado, dal Medioevo a Osvaldo Licini

Come risulta da (Sistema Museale del Fermano 2011), l’abitato di Monte Vidon Corrado sembra evidenziarsi già in epoca romana per alcuni ritrovamenti effettuati nel territorio.

La conformazione attuale trae origine dal periodo medioevale, in cui sorge in una collocazione strategica sull’asse di comunicazione tra la valle del Tenna e quella del Chienti, in posizione dominante su tutto il territorio dal mare ai monti Sibillini (Monte Vidon Corrado 2011).

E’ nel periodo medioevale che viene a costituirsi il toponimo attuale come composizione dei nomi di Guidone e Corrado, figli di Fallerone I signore della vicina Falerone (Wikipedia 2012).

La prima testimonianza scritta riferita al Castello risale al 1229, quando Fermo cerca l’alleanza dei centri vicini per arginare le mire espansionistiche di Rinaldo di Spoleto.

Subita una devastazione nel 1398 ad opera del conte di Carrara, il castello si rivolge a Marino da Santa Vittoria, capitano alle dipendenze della Chiesa, per ritornare in possesso della sua autorità (Fermomia 2012).

Successivamente viene occupato da Carlo Malatesta (1413-1416) e Francesco Sforza (1433-1446), tenendo dietro alle alterne vicende della città di Fermo.

A partire dal XVI secolo e fino all’avvento del Regno Sabaudo, le sorti del Castello seguono quelle della vicina Montegiorgio e di Fermo all’interno dello Stato Pontificio.

Nel XX secolo è palcoscenico privilegiato di Osvaldo Licini (Monte Vidon Corrado, 1894-1958), uno dei maestri dell’astrattismo europeo, che ne ricopre la carica di Sindaco dal 1946 al 1956, e dove dipinge molte delle sue inquietanti Amalassunte.

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