Il Vino Cotto: Un Elixir di Storia e Tradizione dalle Campagne di Loro Piceno

(ANSA) . LORO PICENO (MC), Vino: il vino cotto 'lo vicotto' di Loro Piceno al FICO Eataly World di Bologna. +++ NO SALES, EDTORIAL USE ONLY +++

Il vino cotto è un prodotto alimentare tipico della Regione Marche, dell’Abruzzo e della Valnerina in Umbria. La sua produzione interessa soprattutto le zone enologiche del basso Maceratese e del Piceno. Particolarmente rinomata è la tradizione vinicola di Loro Piceno, dove ogni anno, in Estate, si tiene la famosa Sagra del Vino Cotto. In questa occasione vengono celebrate le proprietà e i benefici di questo vino, mentre i migliori produttori del territorio vengono invitati ad esporre ed offrire i loro prodotti.

Anche storicamente Loro Piceno si configura come la patria del vino cotto, la conferma ci arriva dalla struttura dei palazzi nobiliari e padronali che costeggiano le vie del paese. In essi si è infatti sviluppata una forma di architettura idonea alla pigiatura dell’uva e alla bollitura del mosto con le voluminose caldaie di rame e le relative installazioni in muratura.

Il vino cotto è un vino dolce e forte, variabile dal colore rosso al rosso ambrato con sfumature nocciola (definito proprio per questa tonalità “occhju de gallu”), limpido e dal profumo fruttato, dal sapore in perfetto equilibrio fra acidità e dolcezza. Possiede una gradazione alcolica che varia tra il 12% e il 14% a seconda del tipo di invecchiamento.

Generalmente, mentre in passato il vino cotto veniva consumato come un normale vino da tavola, oggi esso è utilizzato come vino da dessert. Tipico è il suo consumo con biscotti secchi o ciambellone, può essere bevuto con pezzettini di pesca e utilizzato nella preparazione di dolci e marmellate o in cucina per insaporire carni.

Anticamente il vino cotto era tra i vini più graditi ai Romani più raffinati, al pari del Passum (passito) o del vinum conditum.

Si narra che gli imperatori romani utilizzavano il vino cotto come bevanda di fine pasto e al proposito abbiamo vari riferimenti in letteratura sulla sua ricercatezza e sulla sua bontà.

Nel 191 a.C. Plauto, nella commedia “Pseudolus”, lo cita tra le migliori bevande da servire in un lauto banchetto. Questo passo di Plauto è ricordato da Plinio il vecchio, che nel I sec. d.C. nella sua “Naturalis historia” annovera il vino cotto tra le più ricercate bevande dolci prodotte in Italia e indica il metodo di preparazione in base al quale l’ebollizione del mosto deve seguire un preciso calendario lunare.

Nel I sec. d.C. Columella, un soldato romano divenuto scrittore per amore dell’agricoltura, descrive minuziosamente la preparazione del vino cotto nel suo “De re rustica”.

Nel 1534 Sante Lancerio, bottigliere di Papa Paolo III, cita il vino cotto esaltandone la bontà e la qualità ed elevandolo alla dignità del rito sacrificale nella Santa Messa.

Andrea Bracci nel 1596 ne descrive il procedimento di preparazione tipico dell’area del Piceno.

In tempi più recenti l’aroma del vino cotto viene esaltato dagli scrittori giornalisti Guido Piovene in “Viaggio in Italia” e Mario Soldati in “Vino al vino”.

L’uva utilizzata per la produzione del vino cotto deriva soprattutto da vitigni quali la Malvasia, il Montonico della zona di Acquasanta Terme, il Pecorino, il Moscatello bianco e rosso, lo Zibibbo del comprensorio di Arquata del Tronto, il Maceratino, il Sangiovese, il Montepulciano e il Galloppa

Per quanto riguarda la tecnica di vinificazione essa è altrettanto antica e rimasta sostanzialmente invariata.

Da recenti studi dell’Università di Teramo si è provato quello che il sapere contadino affermava da sempre e cioè che il vino cotto è un alimento di valore, ricco di polifenoli, tannini, vitamine e sali minerali con proprietà antiossidanti dovute alla caramellizzazione degli zuccheri durante la fase di cottura del mosto. Sembra che il vino cotto in ciò contrasti l’invecchiamento e aiuti a prevenire le malattie tumorali e cardiovascolari.

A tutta questa tradizione, nel centro di Loro Piceno è legata la “Mostra permanente delle attrezzature e degli utensili per il vino cotto”, allestita negli ambienti adiacenti il chiostro della chiesa di San Francesco.

Il percorso della mostra è costituito da una serie di installazioni e strumenti multimediali che proiettano il visitatore in atmosfere caratteristiche della società del passato. Tra gli strumenti e gli oggetti esposti si segnalano canestre di vimini e canne, cassette di legno, il torchio e alcuni attrezzi più specifici quali la “fornacchiola” e la “schiumarola”.

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