
L’artista rinascimentale Lorenzo Lotto ebbe una connessione profonda e duratura con la Marca di Ancona, caratterizzata da quattro soggiorni significativi (1506-1508; 1510-1513; 1533-1539; 1549-1556) e da relazioni umane e professionali che influenzarono il suo lavoro in diverse città della regione, oltre a Venezia, Bergamo e Treviso. Se questa connessione può sembrare ovvia agli esperti d’arte, molto rimane ancora oscuro sulle motivazioni e le circostanze storiche che spingevano Lotto ad operare nelle Marche. Cosa lo attirava? Con chi entrava in contatto? Chi lo ospitava, lo supportava e lo apprezzava? Chi erano i suoi committenti? E cosa dipingeva esattamente, quando e con quale impatto sul pubblico e sugli altri artisti?
Questo articolo cerca di rispondere a queste domande, utilizzando un ampio archivio di documenti inediti su Lorenzo Lotto e le persone a lui legate, inclusi committenti delle sue opere, amici e figure di riferimento, raccolti in anni di ricerche negli archivi marchigiani. Questo materiale fornisce una nuova luce su aspetti oscuri della vita complessa del pittore, sul contesto in cui lavorava e su come leggere meglio le sue opere.
Da Treviso alla Marca di Ancona (1503-1508): Gli inizi di un celebre pittore
Lorenzo Lotto apparve per la prima volta a Treviso nel giugno 1503 come un artista già affermato. Nonostante avesse ottenuto successo lavorando per importanti committenti come il vescovo Bernardo de Rossi e la regina Caterina Cornaro, nel 1506 si trasferì a Recanati per dipingere un altare nella chiesa di San Domenico. Le ragioni di questo spostamento potrebbero essere state l’alto compenso di 700 fiorini e la possibilità di esporre un’opera d’arte importante al centro della città durante la fiera di Recanati.
Tuttavia, non è chiaro come Lotto entrò in contatto con i committenti di Recanati. Una supplica dei domenicani al Consiglio comunale di Recanati suggerisce che Lotto aveva mostrato loro un disegno dell'”ancona magni pretii” e confrontato i suoi lavori con altre opere nella città. La questione di quando Lotto fosse venuto in contatto con i committenti rimane un mistero, con alcune teorie che suggeriscono un possibile soggiorno precoce a Recanati attorno al 1495.
Documenti rivelano che l’idea di rinnovare l’altare di San Domenico era stata considerata anni prima e finanziata da diversi cittadini. Nel 1494, Urbano Urbani, un cittadino recanatese, destinò 200 fiorini per l’altare, specificando che avrebbe versato la somma anche se l’opera fosse stata completata prima della sua morte. Questo legato fu rispettato, con l’immagine di sant’Urbano inserita nell’opera. Lotto ricevette finanziamenti anche da altri privati cittadini, come Francesco Polini, un orefice di Recanati, e donna Vannella.
Nel 1506, Lotto si impegnò nella realizzazione dell’altare, che avrebbe dovuto essere completato entro Natale 1506. Questo suggerisce che i lavori iniziarono poco dopo il contratto. Nel luglio 1507, Lotto testimoniò una vendita di stoffe durante la fiera di Recanati, mentre nel 1508 era già coinvolto nella preparazione della pala della Trasfigurazione a Castelnuovo.
Continua a Roma
Nel 1508, Lotto si trasferì a Roma, ma durante il suo soggiorno marchigiano, probabilmente dipinse anche opere di devozione privata e ritratti, tra cui la Madonna col Bambino fra i santi Giovannino, Francesco, Gerolamo e Caterina di Cracovia e la Madonna col Bambino fra i santi Ignazio di Antiochia e Onofrio.
Questo è solo l’inizio di un viaggio attraverso la vita e l’opera di Lorenzo Lotto, che ha lasciato un’impronta indelebile nelle Marche e oltre. Le domande sulla sua connessione con questa regione rimangono, ma il contributo degli archivi e dei documenti continua a rivelare nuovi dettagli sulla sua straordinaria carriera e sul suo impatto nell’arte rinascimentale.