Montappone: Il Museo del Cappello e la Tradizione Artigianale delle Marche

Le origini del cappello si confondono con le stesse origini dell’uomo, anche se i progenitori del copricapo moderno possono essere individuati nel cappuccio medioevale e nella berretta (Hats Italian Style 2012).

Il cappello esprime un codice corporeo ben preciso, e in ogni momento rappresenta l’identità o la coscienza relazionale di chi lo indossa.

Usato per comunicare, oltre che per coprire il capo, il cappello possiede una forte connotazione sociale e culturale.

Come accessorio dell’abbigliamento, esso descrive in maniera adeguata sia chi lo indossa, sia chi lo ha costruito. I materiali utilizzati, le cuciture fatte e le rifiniture eseguite, individuano efficacemente le abilità dei costruttori e i loro canoni di riferimento.

Il cappello viene oggigiorno fabbricato industrialmente, ma significativo è ancora il numero di produttori artigiani che si occupano di questa attività (Hat 2011).

La paglia utilizzata dagli avi per intessere i cappelli, non è certo un materiale pregiato, anzi è un materiale residuale del ciclo di produzione del grano. Questo materiale all’apparenza povero, ha rappresentato per alcuni borghi della Regione Marche una fonte notevole di sostentamento.

Fra questi borghi, durante tutta la tradizione storica, un ruolo di primo piano spetta al centro di Montappone. Ancora oggi il borgo di Montappone, insieme al vicino centro di Massa Fermana rappresenta il core business di tutto il distretto.

Intorno a questa attività secolare Montappone ha costruito anche il suo contributo culturale a tutto il territorio.

Parliamo in questo senso del Museo del cappello di Montappone e della Mostra internazionale del Cappellaio pazzo.

Il museo, presenta il cappello non solo come sinonimo di economia, ma anche di arte, creatività e manifattura. Tutte le fasi della lavorazione della paglia sono illustrate lungo il percorso museale: dalla raccolta alla selezione, dall’intrecciatura alla cucitura, fino alla decorazione e vendita del cappello.

In particolare gli antichi momenti della nascita di un cappello sono così simbolicamente rappresentati: abbiamo la semina, la mietitura, la capatura, ovvero la scelta della paglia dai covoni di grano, l’accerratura, ovvero il taglio delle spighe con un falcetto all’altezza del culmo, la ‘rcapatura, ovvero la trasformazione degli steli in fili di paglia da intrecciare, la gualitura, ovvero la gradazione dei fili di paglia in base alla grossezza per ottenere una treccia omogenea, la sbiancatura, ovvero l’esposizione al sole oppure allo zolfo dei mazzetti di fili di paglia per farli imbiancare, l’intrecciatura e, quindi infine la spurgatura, ovvero la ripulitura delle trecce prodotte.

Con la realizzazione delle trecce, la paglia poteva essere utilizzata per diversi impieghi come le ventole per il fuoco dei camini, le sporte per la spesa, o cestini e cesti per un utilizzo casalingo. L’impiego principale avveniva tuttavia per la produzione dei cappelli. Abbiamo quindi di seguito la rammagliatura, ovvero la cucitura del cappello, la stiratura e la decorazione per arrivare infine alla vendita dei prodotti finiti.

All’interno del Museo si trova anche una sezione speciale “Marche, tanto di cappello”,che vede alcune tra le eccellenze della Regione Marche a reinterpretare il mondo del cappello, dando vita a delle produzioni straordinarie, dove vetro, carta, pelle, ceramica, pietra, cibo, musica, legno, metallo, tessuto, sono le materie prime rielaborate dalle mani dei maestri artigiani e dalla creatività dei designer.

Al museo si collega in un salto di artigianalità straordinario la mostra del “Cappellaio pazzo” dove le abilità dei maestri cappellai danno vita a copricapi fantastici. Escono così da ogni tempo copricapi ideati con assoluta libertà creativa, realizzati nei materiali più diversi per mostrare l’estro e la fantasia delle mani che li hanno realizzati.

Il cappellaio pazzo è il personaggio simbolico nascosto in ognuno di noi che rappresenta il desiderio di liberarsi dai vincoli e dalle limitazioni del tempo per esprimersi come vuole la fantasia. La pazzia sconfina in questo senso nella genialità, nella capacità di trasformare un cappello, che fra tutti gli accessori di abbigliamento esprime meglio la personalità di ciascuno, in un pezzo unico di arte esagerandone e modificandone le peculiarità.

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