Il Soggiorno degli Anni Trenta di Lorenzo Lotto: Alla Ricerca di Tranquillità nelle Marche

Nel 1533, Lorenzo Lotto intraprese un periodo di significativa transizione nella sua vita e carriera artistica. Iniziò con la consegna di un codicillo al suo testamento, in cui dichiarava di aver dispensato gran parte delle sue sostanze per allontanarsi dal mondo. Mentre non sappiamo se abbia raggiunto un completo isolamento, nel 1533 riapparve nelle Marche, inaugurando un periodo di intenso lavoro e relazioni che durò fino al 1539, quando fece ritorno a Venezia.

In questi anni, Lotto si spostò tra città che già conosceva bene, riunendosi con vecchi amici. Uno dei primi documenti di questo periodo lo menziona a Recanati nel 1533, coinvolto in una transazione con l’orefice Pasquale veneto. Questo contatto lo ricollega alla famiglia Polini, gioiellieri e finanziatori del polittico di San Domenico nel 1506, che ora avevano bottega a Recanati e Loreto.

Nonostante l’importanza di Recanati, ci sono prove che suggeriscono che Ancona potesse essere la principale città di riferimento di Lotto in quegli anni. Ancona, nonostante la crisi politica e la sottomissione al controllo pontificio, stava vivendo un notevole sviluppo economico grazie all’afflusso di mercanti fiorentini ed ebrei provenienti dalla Spagna e dal Portogallo. Era anche un punto di partenza ideale per raggiungere altre città, tra cui Fermo e Cingoli.

Nel corso del suo soggiorno nelle Marche, Lotto mantenne relazioni con diverse personalità locali. Ludovico Grazioli, un nobile anconetano, lo coinvolse come arbitro in una controversia con la confraternita di Santa Maria del Popolo di Ancona. Questo fatto testimonia la sua stretta interazione con i cittadini locali.

Lotto firmò diverse opere in questo periodo, tra cui l’Annunciazione di Recanati e un dipinto con i Santi Cristoforo, Rocco e Sebastiano per la basilica di Loreto. Quest’ultimo dipinto era situato all’ingresso della chiesa e mostrava i santi protettori dei viaggiatori e contro la peste, molto rilevante in un luogo di pellegrinaggio come Loreto.

Un’altra pala d’altare del 1535 è la Madonna in gloria con i santi Andrea e Gerolamo, proveniente dalla chiesa di Sant’Agostino a Fermo. L’opera è stata attribuita a Lotto e il suo committente potrebbe essere stato Girolamo Rosati, un nobile di Fermo con legami a Lorenzo Lotto. Tuttavia, non ci sono prove definitive a riguardo.

Lotto era anche attivo a Jesi, dove ricevette un rimborso per aver lavorato alla cappella dei signori del palazzo. Nel 1537, iniziò la pala d’altare per la confraternita del Rosario a Cingoli, che sarebbe stata consegnata nel 1539.

Nel 1538, stipulò un contratto per la celebre Pala dell’Alabarda, nella chiesa di Sant’Agostino ad Ancona. Il committente, Simone di Giovannino Pizoni, era originario di Bergamo, e ci sono indicazioni che potesse essere legato al protonotario apostolico Giovanni Maria Pizoni, per il quale Lotto aveva dipinto un ritratto nel 1538.

Nel 1539, Lotto chiuse gli ultimi lavori a Ancona e nominò un procuratore per raccogliere i pagamenti ancora dovuti. Con l’inizio del 1540, iniziò una nuova fase della sua vita e carriera a Venezia.

Inoltre, durante questi anni, Lotto lavorò su ritratti e dipinti devozionali, anche se la dispersione di molte di queste opere ha reso difficile la loro tracciabilità. Tuttavia, alcune opere come la Madonna col Bambino e i santi Anna, Gioacchino e Gerolamo degli Uffizi e la Sacra famiglia con i santi Elisabetta, Zaccaria e angeli del Louvre sono sopravvissute.

In conclusione, il soggiorno di Lorenzo Lotto nelle Marche negli anni ’30 rappresentò un periodo di intensa attività artistica e interazioni con committenti e personalità locali. Le opere realizzate in questo periodo testimoniano la sua abilità e il suo contributo al patrimonio artistico della regione marchigiana.

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